Sandro Calvani è professore associato (Guest Faculty) del Mohammad Yunus Masters in Social Business & Entrepreneuership presso l’Asian Institute of Technology di Bangkok e presidente del consiglio scientifico dell’Istituto “Giuseppe Toniolo” per il Diritto Internazionale della Pace. E’ stato Direttore Esecutivo dell’ANSEAN Center of Excellence on United Nation Millennium Development Goals presso l’Asian Institute of Technology e ha lavorato, dal 1980 al 2010, come capo – missione e alto dirigente di diversi organi delle Nazioni Unite in centotrentacinque paesi su quattro continenti. Sandro Calvani è autore di trentuno libri, fra i quali: “La coca – Passato e presente, miti e realtà” (Effatà Editrice, 2008); “Le stelle non hanno paura di sembrare lucciole” (AVE Editore, 2018); “La realtà è più importante dell’idea – Per una nuova corresponsabilità globale” (AVE Editore, 2015), trenta volumi multi – autore e novecento articoli su temi di pace e sviluppo internazionale. Ha scritto, a quattro mani con Lucia Giovannini, “La Quinta Foglia” (Trigono Editore, 2025).
Francesca Rita Rombolà conversa con Sandro Calvani.
D – Dottor Calvani, perché proprio un romanzo come “La Quinta Foglia” per iniziare il 2025, e insieme a Lucia Giovannini?
R – L’idea è nata dal desiderio di divulgare le conoscenze di psicologia positiva pubblicate nei saggi di Lucia Giovannini. Anche se dozzine di suoi saggi sono dei best sellers, i loro lettori sono persone appassionate a quei temi che hanno sviluppato una conoscenza specifica. Il grande pubblico, che non legge la saggistica ma legge invece i romanzi e i gialli, o Thriller, che raccontano storie d’amore e di violenza, non ha mai avuto finora l’opportunità di una spiegazione semplice di quelle dinamiche, per poter così imparare la prevenzione e la risoluzione dei conflitti per crescere nella propria consapevolezza, migliorando la propria vita e la propria felicità senza rinunciare alla lettura appassionante di un giallo.
D – Secondo lei, la globalizzazione del mondo di questi ultimi decenni è stata una cosa positiva per la Letteratura, per l’Arte?
R – Certo, a partire dall’anno 2000, la terza globalizzazione – quella della vita della gente e delle tecnologie della comunicazione – offre infinite possibilità a chi vuole aprirsi a studi moderni in altri paesi sulle grandi dinamiche della policrisi, come le nuove paure, il multiculturalismo, i cammini di altre civilizzazioni verso lo sviluppo sostenibile e la felicità inclusiva. Come ben dimostriamo ne “La Quinta Foglia”, c’è un’altra vita da costruire osservando le battaglie vinte da altre culture per consolidare nuove forme personali di mindfulness, proprio a partire dall’Arte e dalla Letteratura.
D – La scrittura è un mezzo appropriato per divulgare le proprie idee, nel senso che un libro può essere tradotto in varie lingue e letto da milioni di persone?
R – Come la scrittura sia un mezzo appropriato per divulgare le proprie idee è un fatto dimostrato da secoli di esperienza. Ma in questo libro noi non abbiamo seguito quel “flusso principale”, abbiamo invece proposto di approfondire una piena immersione in una storia verosimile di una auto – liberazione di una persona – la protagonista – che finisce dentro a guai più grandi di lei e deve trovare una via d’uscita nelle risorse personali che nemmeno sapeva di avere. In questo libro controcorrente non ci sono idee da divulgare, ma piuttosto esperienze avvincenti da scoprire e godere e, per quanto possibile, fare proprie.
D – I popoli, le nazioni hanno, nell’era di Internet e dell’IA, ancora bisogno dei poeti e della poesia?
R – Sì, i popoli e tutti i paesi del mondo avranno sempre bisogno dei poeti, della poesia, del sogno di felicità che essi costruiscono. E usano spesso diverse forme di quella “Quinta Foglia” che la protagonista incontra in tutti i colpi di scena sconvolgenti di questo thriller. Il DNA umano parte dall’humus, la Terra che ci ha generati, per divenire Homo, tutte le persone umane in ogni era della storia, e vivere qualche forma di Humanitas, cioè di umanesimo felice. Le Humanities, le scienze umane come la sociologia studiano questi cammini che possiamo leggere nella saggistica specializzata dove l’IA può aiutare; ma l’esperienza, la buona pratica, si impara solo dalle storie vissute, raccontate dalla poesia, dai cantastorie, dai romanzi scritti da persone esperte di umanesimo.
Francesca Rita Rombolà
Sandro Calvani
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